Autore: NATALIA FELIZIANI  Fonte:  www.webalice.it/filibertomaida

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ASSOCIAZIONE ITALIANA di PSICOLOGIA GIURIDICA

Questo elaborato è stato ricavato da una approfondita ricerca su Internet, durante quale il mio interesse per l’argomento è stato solo in parte soddisfatto a causa della scarsità del materiale scritto in proposito, di conseguenza sono ancora molte le lacune ho a riguardo.
Ho cercato di cucire le varie informazioni estrapolate, dando così vita ad un elaborato che ho ritenuto di utile consultazione.
Tanto per cominciare ritengo opportuno dare la spiegazione del termine serial killer.

Esso è stato utilizzato dall’Fbi, con precisione dal National Center for the Analysis of Violent Crime (Ncavc), alla fine degli anni ’70, per indicare chi uccide in serie, o meglio chi uccide più persone (almeno tre) in un periodo di tempo piuttostolungo.

La tipologia dell’omicida seriale presenta caratteristiche psicologiche e comportamentali differenti da quelle del omicida singolo, ma questo lo si potrà rilevare leggendo i paragrafi a seguire.

Da quanto raccolto “sembra quasi che le donne non delinquino, e che quel poco debba essere tenuto nascosto!”1. Comunque, ironia a parte, delinquono e sono anche in aumento sia come serial killer che come criminali in genere, anche se in misura inferiore rispetto agli uomini, il crimine al femminile risulta statisticamente da sei a otto volte minore di quello maschile.

Tale rilevazione trova riscontro in quasi tutti i paesi. E’ stato considerato che un numero inferiore di atti criminosi commessi dalle donne potrebbe essere più un fatto apparente che reale, in quanto molto spesso una certa parte delle condotte criminose femminili non viene rivelata. (..)

1. IDENTIKIT E MODUS OPERANDI

Tracciando un identikit del serial killer ne emerge un individuo: solitario, fallito nella vita, senza istinto paterno, gravi disturbi della personalità, perversioni sessuali, predilezione per il sadismo, egoista, irresponsabile, incapace di tenere una relazione stabile eterosessuale o omosessuale, ma generalmente capace di intendere e di volere.

Le stesse caratteristiche si riscontrano anche nelle donne: sembrano espansive ma sono molto chiuse e solitarie, evidenziano grave assenza o disturbo dell’istinto materno; hanno subito abusi infantili, molestie sessuali sviluppando in tal modo una sessualità precoce. Spesso il loro rapporto matrimoniale è instabile e finiscono con il prostituirsi.

“[...] Le vittime sono familiari ed estranei in egual misura: tra i primi il marito è il bersaglio più frequente, mentre gli estranei sono scelti tra i più deboli ed indifesi”. (De Pasquali Paolo, Serial killer in Italia. Un’analisi psicologica, criminologica e psichiatrico-forense. Milano, Franco Angeli, 2001,53).

Da studi svolti è emerso che non sono eccessivamente violente, non torturano le loro vittime prima di ucciderle, spesso le stordiscono. I loro atti non mirano a gratificazioni sessuali, spesso il movente è economico.

Al contrario degli uomini serial killer, “[...] non vanno a caccia della preda, ma preferiscono attirarla nella loro tana, secondo una tecnica conosciuta in criminologia come <<tecnica del ragno>>” (De Pasquali, 2001, 54).

Altrimenti possono commettere gli omicidi in ospedali, case di cura, o altri luoghi chiusi.

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6 Commenti to “:. LE DONNE SERIAL KILLER”

  1. Kaylea scrive:

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  2. wmcgbovlolz scrive:

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  4. Malinda scrive:

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  5. Jaxon scrive:

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